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Nazione Europa

Con i risultati elettorali in Italia a marzo come punto di partenza, il teorico marxista italiano Franco Berardi descrive le tendenze nazionaliste e razziste che vede nell'Europa di oggi.
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(Tradotto automaticamente da Norsk di Gtranslate (esteso Google))

L'Unione Europea (UE) è stata concepita come un progetto post-nazionale. C'era solo una piccola minoranza (fascista) dell'opinione pubblica in Europa che nei decenni successivi si riferiva all'Europa come a una nazione. Il progetto post-nazionale, tuttavia, è svanito, lasciando il posto alla nuova identità europea come una nazione bianca.

Le elezioni italiane di marzo hanno segnato un nuovo e forse cruciale capitolo nello scioglimento di quella che un tempo era l'UE, evidenziando come il progetto post-nazionale è stato ora trasformato in un Nazione europea in una guerra razziale permanente. Sin dal Trattato di Maastricht, l'UE ha funzionato come un'istituzione neoliberista che trasferisce risorse dalla società al sistema economico. 25 anni di politica monetaria finalizzata allo smantellamento dello stato sociale e al declassamento delle condizioni di lavoro sicure hanno avuto un'inevitabile conseguenza: una critica sempre crescente al progetto europeo – una critica il più delle volte basata sul nazionalismo legata alla rabbia impotente di coloro che soffrono sotto la il degrado.

Impoverimento economico

Nella maggior parte dei paesi europei, la popolazione protesta contro le politiche globalizzate e neoliberiste, e soprattutto contro di esse Fiscal Compact: l'imposizione di un debito che spezza tutta la vita sociale e trasferisce capitali al sistema bancario. All'inizio – dal 2011 al 2015 – questa opposizione si esprimeva attraverso l'opposizione sociale: gli spagnoli acampadala protesta, il movimento Occupy e infine il referendum greco contro la lettera di intenti della Troika. Questo ha segnato il tentativo di fermare l'impoverimento economico e il degrado delle strutture sociali. Ma i manifestanti hanno subito una sconfitta, poiché non avevano accesso agli strumenti concettuali e materiali necessari. I movimenti sociali erano limitati al territorio fisico ed erano impotenti sul controllo economico di un dominio astratto e post-nazionale. Dopo la crisi del 2008, la società non è stata in grado di resistere alla predazione capitalista, prevenire la distruzione di strutture pubbliche come le scuole e la sanità e mantenere il tenore di vita delle generazioni precedenti. Non passò molto tempo prima che questa impotenza si trasformasse in amarezza, vendetta e nostalgia reazionaria per la sovranità nazionale.

L'elezione in Italia ha completato la naziizzazione dell'UE.

Poi è stata presentata una nuova minaccia: "la grande migrazione". È il risultato di un processo molto lungo (sfruttamento coloniale delle risorse umane ed economiche, distruzione dell'ambiente) e di un processo più nuovo e più breve (la guerra selvaggia condotta dal clan Bush in Medio Oriente, a cui hanno aderito i paesi dell'UE, come così come i francesi le guerre contro Libia e Siria, che hanno davvero dato il via al pandemonio).

Rabbia impotente

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La crisi dell'UE – di cui le elezioni in Italia a mio avviso rappresenta l'ultimo paragrafo – è quindi radicata nella reazione a due processi di deterritorializzazione paralleli: il fallito governo post-nazionale, che ha portato a richieste di maggiore sovranità, e la grande migrazione, visto come un'invasione del territorio bianco – effettuata dalle vittime delle invasioni bianche del passato.

Questi due fili di rabbia impotente si sono fusi e riuniti in uno solo potente, movimento reazionario per rivendicare il territorio. L'opinione pubblica democratica e neoliberista, che non riesce a concettualizzare cosa sta succedendo, ha cercato di riassumere la doppia reazione in una parola: populismo. Ma questa espressione non ha senso, perché mescola due fenomeni completamente diversi: il rifiuto sociale di degradarsi e il razzismo che è riemerso nell'inconscio europeo.

È stata presentata una nuova minaccia: "la grande migrazione".

L'opinione pubblica democratica e neoliberista difende un feticcio (la democrazia, che non esiste più nella realtà politica post-nazionale) e un'ossessione (crescita economica, concorrenza; insomma, la concentrazione del potere economico nell'astratta macchina del capitale). Ma per difendere questo feticcio e ossessione, la crescente ondata reazionaria è definita in un modo che facilita la stessa ondata reazionaria: populismo è tutto ciò che è contro lo sfruttamento economico, la migrazione e la deterritorializzazione che ciò comporta. Ma queste due tendenze sono diverse, anche se ovviamente lavorano insieme: una cosa è difendere la vita sociale dai profitti della finanza, un'altra è temere la grande migrazione. La mescolanza dei due movimenti porta a ciò che abbiamo davanti: un'ondata inarrestabile di quello che può essere chiamato solo nazionalsocialismo.

La storia si ripete

Sebbene "nazismo" sia una parola che non dovrebbe essere pronunciata ad alta voce, il nazismo è ancora in aumento in gran parte del continente europeo. In assenza di una sinistra in grado di resistere all'offensiva economica, o di una politica europea che riesca a tenere conto dell'eredità del colonialismo, le stesse dinamiche che abbiamo visto in Germania dopo il Trattato di Versailles si stanno diffondendo in tutta Europa.

Stiamo assistendo allo sviluppo di un gigantesco campo di concentramento razzista.

A prescindere da come si evolverà la situazione in Italia nei prossimi mesi, è chiaro che l'unica cosa che accomuna tutte le forze politiche, in Italia come in altri Paesi europei, è l'esclusione dei migranti dall'ondata perpetua dei migranti. Perché se c'è una cosa su cui sono d'accordo i vincitori delle elezioni, la Lega e il Movimento Cinque Stelle, e i perdenti delle elezioni, il Partito Democratico (che con Marco Minniti ha apertamente espresso il razzismo costituzionale dell'UE), è razzista deportazione e sterminio. A questo punto, infatti, la facciata europea appare completamente intonata.

La nazione europea, come altre nazioni, è fondata sull'identità razziale e promuove l'estinzione e la guerra. La sua nuova identità oggi si basa sul razzismo del popolo europeo, e non sulle autorità nazionali, che a questo punto riflettono la volontà della maggioranza. Il razzismo e il nazionalismo a cui stiamo assistendo in Europa sono la conseguenza e il contrario di un'impotenza sociale che si è accumulata negli ultimi dieci anni. L'elezione in Italia ha completato la nazizzazione dell'Ue, anche se questa realtà non può essere espressa pubblicamente. Oggi assistiamo allo sviluppo di un gigantesco campo di concentramento dove milioni di non bianchi vengono catturati, torturati, ridotti in schiavitù, annientati o alla fine annegati se cercano di scappare. Questo sradicamento razzista è un futuro già scritto da coloro che, con un disprezzo unico per le prove, continuano a chiamarsi Unione europea.

Il saggio è stato stampato anche in italiano Alfabeta2 nell'aprile 2018.
Tradotto dall'italiano per Ny Tid da Emma Bakkevik.

franco@nytid.no
Bernardi è un filosofo, scrittore e attivista che vive in Italia.

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